Intervista a Davide Grazielli

  1. Quando, come e perché hai iniziato l’attività di ultrarunner?
    Beh, la corsa è sempre stata di casa, mio papà correva e faceva anche ultramaratone già negli anni settanta. Io ho iniziato con quella e con lo sci nordico, e anche se poi ho fatto sport diversi crescendo, la corsa rimaneva lì, una presenza costante. Ad un certo punto un po’di amici mi hanno spinto a provare a trasferirmi sui sentieri e da lì è scoccata la vera scintilla, ho trovato l’ambiente giusto nel momento giusto. Perché? Fondamentalmente perché è un attività democratica. Nel senso che non c’è bisogno di impianti, tessere, club, affiliazioni: se vuoi, basta davvero uscire e correre. Risponde alla mia necessità di avere qualcosa di quotidiano, una sorta di sicurezza.
  1. Hai avuto un idolo giovanile che ti ha ispirato?
    Quando ero adolescente Gelindo Bordin era il mio atleta preferito in assoluto: ricordo che quando venne in negozio da mio papà avevo quasi un timore reverenziale nel salutarlo, ai miei occhi era un semidio greco. Altri miei idoli sportivi dell’epoca sono stati purtroppo demoliti dagli scandali del doping: triste, ma vero.
    Ora ci sono tanti runner che mi emozionano, sia del passato che attuali, penso che nel nostro mondo ci siano tanti personaggi interessanti.
  2. Quante ore ti alleni al giorno?
    Dipende un po’da disponibilità e dal periodo: quando sono sotto carico arrivo a fare 160/170 km la settimana con un 6.000 metri di dislivello. Se ci aggiungo un po’di ore di stretching e potenziamento, vuol dire dalle venti alle venticinque ore la settimana. Ma un po’per l’età, un po’perché non si può tirare troppo la corda, inserisco dei periodi di break nella stagione.
  3. Ascolti musica durante l’allenamento? Se si, qual è la tua playlist preferita?
    Mentre corro no, è rarissimo che ascolti musica, mi piace stare concentrato su quello che faccio. Però la musica è una parte essenziale della mia vita! Ascolto roba varia, dal jazz al rocksteady, musica elettronica e indie, ma sono cresciuto ascoltando principalmente musica hardcore e girando per concerti nel Nord Italia. Qui hai due playlist con un po’di roba che ascolto:
    https://open.spotify.com/playlist/2hZeRmIwVHIRkfFqFY2t5l
    https://open.spotify.com/playlist/1XsObwLS5i2L5Fu4NdpfAD
  1. Che prodotti utilizzi a supporto dei tuoi allenamenti/gare?
    Nel quotidiano cerco di mantenere un’alimentazione equilibrata senza troppi sgarri, ma senza neanche troppe privazioni. Integro con BCAA e soprattutto dopo i workout più intensi con mezza dose del MASS GAINER 2k che mixato con anche un po’di frutta fresca e secca è buono e funzionale. Se sono in giro, invece, e non ho tempo/voglia di farmi un bel shake, allora una busta di REFUEL. E d’estate, MAGNESIO POTASSIO.
    Come snack a metà mattinata o pomeriggio, mi concedo spesso le barrette ENERGY NUTS che sono deliziose (specie il gusto Mandorla!).
    In gara, invece, cerco di tenere le cose basiche: gel finché lo stomaco regge (specialmente MALTOFUEL e POWERFUEL) e quando non vanno proprio più giù, passo al VITARGO. In caso di colpi di sonno o di apatia, uno shot QUICK ENERGY solitamente mi rimette a posto.
  1. Seguendo la tua dieta, quale piatto preferisci?
    Col tempo ho affinato una mia idea alimentare da seguire: mangio moltissime verdure ed evito la carne, e non mi faccio grossi problemi a mangiare carboidrati, ma sto attento a variarli ed a preferire quelli a basso indice glicemico. Il mio vizio sono i formaggi, ma cerco di limitarmi. Piatto preferito? Restando sul locale, niente batte un piatto di Pansoti al sugo di noci, o una classica Pasta al Pesto, specie se il basilico è quello che coltiviamo noi in giardino. Ottimo carboloading pre-gara!
  2. Il tuo traguardo più grande nello sport?
    La Western States del 2017 è stata per certi versi la giornata più bella ed intensa della mia carriera, per tantissimi motivi: le persone che erano con me, la storia della gara e anche la prestazione. Ma ho ricordi favolosi anche dell’UTMB 2015. E di molte altre gare.
    Forse il vero traguardo che ho raggiunto, se ci sono riuscito, è stato trasmettere in qualcuno l’amore per la corsa e per una certa idea di sport come condivisione. Quello sarebbe davvero il traguardo più importante, e quello a cui miro sempre nel coaching come nella vita quotidiana.
  3. Cosa puoi consigliare a chi vuole iniziare questo sport?
    DI godersi ogni momento e di mantenere sempre un atteggiamento di scoperta. Cercare nuove sfide e trovare soddisfazione in ogni piccola cosa, a partire dal gesto.
  4. Cambieresti qualcosa della tua carriera? Cosa?
    No, anche tornando indietro, non cambierei niente, perché è un percorso che mi ha regalato tanto, più di quanto forse meritavo: certi momenti, certe emozioni, le persone che ho incontrato sulla mia strada, sono un valore assoluto della mia vita.
  5. Come ti vedi tra 10 anni?
    Chissà. Spero ancora qui a correre col mare davanti. Sicuramente impegnato a portare i miei atleti alla fine di qualche gara. E ancora incazzato quando le cose vanno male.
    Conoscendomi, mi vedo ancora a parlare e gesticolare e rompere le scatole a tutti. E spero ancora con qualcuno che mi sopporta.

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